Si può giudicare un imprenditore dal suo sito web?

Un po’ di tempo fa, stavo chiacchierando con un’amica di un imprenditrice che, nella sua infinita saggezza, era convinta che un sito web curato non gli servisse a nulla.

Non ne ho bisogno, sto bene così.

Classico 👍.

Ero lì a parlare di un aneddoto: la signora che ha un’attività locale, frontista (qui a Trieste), e che proprio non voleva saperne di un sito moderno. Fin qui, niente di strano.

Poi ho iniziato a ragionare su come avessi proposto il servizio.

E ho realizzato che l’errore non era suo. Era mio 😱.

La verità è che avevo fatto un mezzo disastro nel comunicare i vantaggi di avere un sito web. Morale della favola: quando un cliente dice “no”, spesso è colpa di come abbiamo presentato la questione.

Mi sono fermato a pensare: quante volte il problema vero è l’ignoranza del mercato su certi temi? 🤔

Soprattutto qui a Trieste, un angolino paradisiaco ma pur sempre un po’ tagliato fuori dalle grandi innovazioni: arrivano con 5 anni di ritardo minimo 😵! Quindi ecco il mio primo sbaglio: ho dato per scontato che questa persona fosse “sveglia” sul tema digital.

Il secondo e il terzo errore sono altrettanto epici: non ho fornito soluzioni chiare ai suoi bisogni — o, come dicono i guru, “pain point” — e non ho saputo creare un vero e proprio punto di dolore (quello che fa dire al cliente “Ah, ok, quindi ne ho bisogno davvero!”).

Avete presente le “maledizioni senza perdono” di Harry Potter? Ecco, i miei sono stati “errori senza perdono”🧙.

Certo, l’attività della signora va già alla grande. Ma io, da web-designer, so che un sito ben fatto le avrebbe portato ancora più credibilità e clienti (specie i turisti, che l’avrebbero trovata in due secondi netti online).

☝️ Però non tutti hanno quello spirito innovativo. E capisco che non si può giudicare in bianco o nero chi decide di rimanere offline.

È la sua scelta.

Cosa ho imparato da tutto questo? Che, per vendere un sito web (o qualsiasi altro servizio di marketing), la prima cosa da fare è istruire il cliente. E, allo stesso tempo, smettere di puntare il dito contro di lui se la pensa diversamente. Ha le sue ragioni, magari discutibili per me, ma valide per il suo mondo.

Quindi, serve davvero un sito web a un’attività?

Per me, la risposta è: .

Ma non è un sì che vale per tutti.

È un sì calibrato sulle tue esigenze. Un sito-vetrina, per dire, è indispensabile. Perché se la gente ti cerca su Google e non trova nulla, o trova orari sbagliati, rischi di perderli ancora prima che aprano la porta del tuo negozio.

Se vuoi spingerti oltre, puoi dedicare più risorse al digital marketing, ma non è obbligatorio avere un “portalone” gigantesco.

Basta che contenga le info essenziali e che sia coerente con la tua crescita. Poi, mano a mano che la tua azienda scala, il sito può crescere con te 💫.

In fondo, rimane sempre il tuo biglietto da visita online. E, che tu abbia uno spirito d’innovazione estremo o preferisca il buon vecchio passaparola, un sito ben fatto resta un plus.

Tu che ne pensi?

 

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