Ti è mai capitato di puntare tutto su un cliente che reputi “il massimo”? Hai presente, quell’azienda fighissima, con un nome riconosciuto e un brand da urlo. Insomma, il classico “colpo grosso” che vorresti portare a casa. Ecco, io avevo puntato una nuova realtà di Trieste, perfetta per un bel sito “spaziale”.
Prima mossa: Controllo se hanno un dominio online. Risposta: No, irraggiungibile.
Perfetto! dico io. Il campo è libero per propormi. Inoltre, ho in corso un progetto con un loro partner, quale miglior “punto d’ingresso” per un approccio?
Peccato che — come succede in un buon film di serie B — fallisce tutto. Messaggi visualizzati, zero risposte. Son quelle situazioni in cui dici: “Ok, la magia non è scattata. Lead perso.”
Fast forward a Gennaio: per puro scrupolo, torno a sbirciare il loro dominio. Sorpresa! Compare un sito. “Evvai!” direte. Eh, magari.
La pagina si carica e… colpo di scena: design pessimo, contenuti clickbait, brand identity completamente buttata nel cestino, font che urlano “Ho 15 anni e me ne vanto”, SEO neanche a parlarne. Insomma, un disastro.
Ma il bello arriva quando la mia fidanzata — che non è di certo una maniaca del design, anzi lei è più sviluppatrice tecnica — apre quel sito e mi fa:
“Guarda, con un sito così non compro niente. Sembra un sito truffa.”
Bum! La bomba è esplosa. E se anche lei, potenziale cliente target, la pensa così, quante altre persone proveranno la stessa sensazione? Quanti diranno “No, questo sito non mi trasmette fiducia” e passeranno a un competitor che offre qualcosa di più curato?
La verità è che i clienti non si perdono uno a uno, ma a gruppi. Un brutto sito web non è solo un “difetto estetico”: è un campanello d’allarme per chi visita. E sai una cosa? Se la gente non si sente sicura, scappa. E racconta pure la brutta esperienza, danneggiando ulteriormente l’immagine del brand.
Il mio consiglio
Fai una prova immediata:
- Apri WhatsApp.
- Seleziona 5 contatti che di tecnologia capiscono “zero” (magari i tuoi genitori, uno zio, quell’amico vecchio stampo).
- Manda loro il link del tuo sito e chiedi: “Cosa ne pensi?”
Potresti scoprire feedback sorprendenti. Perché? Perché la maggior parte del pubblico non è formata da super nerd che conoscono CSS e UI/UX, ma da persone che si basano su sensazioni, prime impressioni e — se vogliamo dirla tutta — un colpo d’occhio che, se è pessimo, li fa scappare subito.
In sostanza, non farti fregare da un “sito improvvisato”. Oggi che i clienti si informano online, non puoi permetterti di sbagliare la prima impressione. E se qualcuno ti dice che il design non conta, non credergli: è come invitare potenziali investitori nel tuo ufficio e trovarli di fronte a un caos totale, con muffa sui muri e sedie rotte. Non è un bel biglietto da visita, no?
Morale: Se vuoi chiudere affari con aziende fichissime, inizia a mettere ordine nel tuo. Non vorrai mica che i tuoi potenziali clienti reagiscano come la mia fidanzata, giusto?